
1^ PARTE
«Spero che resterai accanto a me, anche quando ti confesserò una piccola parte di me che voglio cancellare per sempre». Queste le ultime parole che restano di una ragazza al suo amato. E forse in queste parole si cela il mistero della loro morte ancora inspiegata e ancora senza giustizia dopo 20 anni.

Quel messaggio è affidato a una lettera destinata a Luca, un ragazzo di 21 anni, come 21 anni ha lei, Marirosa. Entrambi di Policoro, un centro in provincia di Matera che all’epoca dei fatti era uno di quei tanti paesi del sud dove tutti si conoscono e sono gentili tra di loro, ma dove l’odio, la vendetta o chissà cos’altro può arrivare ad accecare fino alla follia omicida. E soprattutto è uno di quei posti al sud dove certe cose devono essere tenute nascoste, perché nascosti devono essere quelli che le hanno compiute, poiché quegli stessi sono potenti, pericolosi, sono quelli che aiutano i poveracci a sollevarsi dalle miserie, a cui essere grati, ma sono quelli che alle stesse miserie hanno il potere di rimandare... Quindi silenzio, omertà, per paura di ritorsioni.

In quegli anni frequentavo spessissimo quei posti, conoscevo gente del luogo... ma non ne avevo mai saputo nulla di questa storia, fino a quando non ha iniziato a parlarne in TV “Chi l’ha visto?” E mi sono chiesto perché non mi era mai giunta notizia di un fatto così efferato, di una vicenda tanto brutta e triste. Non certo perché io fossi poco attento alla realtà che mi circondava... La spiegazione doveva trovarsi altrove: in quell’omertà, in quella volontà di tacere e nascondere tutto. Un imperativo che veniva dall’alto, da molto in alto.
Sconcertanti gli eventi, sconcertanti le (pochissime) indagini effettuate, sconcertante la fretta con cui si è voluta chiudere la vicenda per non destare clamori, per coprire. Ma come si fa a coprire un omicidio? Com’è possibile mascherare tanto la realtà e addirittura crearne una nuova persino con la complicità di coloro che in teoria sono preposti a difenderci, le forze dell’ordine? Com’è possibile arrivare a corrompere periti, carabinieri, medici legali e tutti quelli che hanno affermato la tesi dell’incidente domestico?
Tutto questo e molto altro fa dedurre che dietro questa vergognosa pagina della storia di una regione che nessuno conosce, la Basilicata, si celi una mano potente che ha manovrato come quella di un burattinaio tutti quelli che gli facevano comodo.
2^ PARTE
Iniziamo dai fatti. E’ quasi la mezzanotte di quel 23 Marzo 1988 quando la mamma di Marirosa, Antonia Giannotti, rientra in casa insieme al fratello minore della ragazza. La scena che le si presenta davanti agli occhi non appena varcata la soglia del bagno è devastante: i due corpi nudi di sua figlia e del suo fidanzato, Luca Orioli, privi di vita, si trovano il primo nella vasca e il secondo supino sul pavimento. La signora cerca di soccorrere la figlia, ma è tutto inutile; poi chiama a telefono una sua amica con la quale era uscita quella sera per recarsi a un concerto a Matera, Laura Paltrinieri. Il tam tam di telefonate fa sì che quella casa in pochi minuti sia piena di persone, almeno 25! I carabinieri arrivano solo a mezzanotte e quaranta minuti e nel frattempo, a mezzanotte e venti minuti il dottor Giuseppe Loconte dichiara ufficialmente che i due ragazzi sono morti. La causa del decesso verrà qualche ora dopo verbalizzata dalla dottoressa Rosa Salinardi come arresto cardiocircolatorio da folgorazione, causato dal malfunzionamento del termoconvettore elettrico trovato ai piedi della vasca. Sarà la stessa Salinardi ad affermare in una dichiarazione rilasciata due anni dopo che quando fu accompagnata al comando dei carabinieri il 24 Marzo 1988, il giudice - il vicepretore Izzo - le chiese se la causa della morte poteva essere la corrente elettrica e lei rispose che poteva esserlo. Ma notò che tutte le persone che si stavano occupando del caso avevano un comportamento “frettoloso”. E quel comportamento frettoloso viene tenuto anche dal pm della procura di Matera, il quale, non ritenendo opportuno effettuare l’autopsia, autorizza Izzo a seppellire Luca e Marirosa il 24 Marzo 1988. Caso chiuso: la morte è stata provocata da un incidente domestico, tant’è vero che il primo accusato dell’evento tragico è la De Longhi, la casa produtricce del termoconvettore ritenuto responsabile del decesso dei due ragazzi. Un anno dopo i terribili fatti, in seguito a una perizia disposta dal giudice istruttore dell’epoca, Michele Salvatore effettuata dall’ingegner Sante Valecce, il termoconvettore viene dichiarato “innocente”, funziona correttamente e non può aver provocato la morte di Luca e Marirosa per folgorazione. La causa delle morte, secondo Valecce, è da imputare invece a un interruttore disattivato che avrebbe causato l’elettrocuzione (in parole povere una scossa elettrica). Ma tale perizia fu contestata dalle parti e 7 anni dopo, nel 1996, fu aperto un procedimento per falsa perizia a carico dell’ingegner Valecce. Ovviamente il procedimento verrà dichiarato estinto poiché il reato era ormai prescritto...
Negli anni a seguire le perizie furono varie e svariate, ma la maggior parte di esse concordavano sul fatto che la morte dei due ragazzi non doveva imputarsi né a folgorazione né a elettrocuzione. La vera causa era annegamento.
3^ PARTE
In seguito ad un esposto presentato dai genitori di Luca alla procura di Matera, nel 1994 viene aperto un procedimento penale a carico di un amico fraterno del ragazzo, indagato per omicidio. Una testimone oculare l’aveva visto a bordo della sua auto vicino a casa Andreotta la sera di quel 23 Marzo 1988. Costui ha sempre confermato di essere passato nei dintorni, ma ha sempre negato la sua estraneità ai fatti.
Due anni dopo, nel 1996 vengono riesumati i cadaveri di Luca e Marirosa e ovviamente dopo ben otto anni dalla morte non è che si potesse scoprire granché. Fatto sta che alcuni dati vengono confermati, come la ferita a forma di “L” di circa sette centimetri che Marirosa aveva sulla nuca, cosa già descritta dalla dottoressa Salinardi.
Nel 1998, a dieci lunghi anni dalla morte dei fidanzatini di Policoro, il criminologo Francesco Bruno redige un parere “pro veritate”, nel quale si legge tra l’altro: “ una falsa ma apparentemente plausibile interpretazione dei fatti ha preso il posto della verità, fino a nasconderne l’evidenza, fuorviando finanche il giudizio di quattro diverse consulenze tecniche. [...] Dobbiamo riconoscere - aggiunge - che i corpi dei due ragazzi, quella notte, presentavano entrambi delle lesioni violente consistenti nella ferita lacero contusa alla nuca di Marirosa e nel gonfiore di un testicolo di Luca, nonché delle macchie e dei puntini di colore rossastro sparsi in varie zone del corpo, di natura non ipostatica, data la posizione, interpretabili, quindi, come segni di violenza per azione di pressione, di afferramento, di trascinamento esercitata sui corpi e infine, un evidente fungo schiumoso dalle inequivocabili caratteristiche (colori, aspetto, continuità di presenza), che lo rendevano segno patognomonico di sicura interpretazione (annegamento).
In altri termini possiamo concludere che già al momento della scoperta dei corpi non era lecito per nessuno, soprattutto se medico, immaginare cause di morte diverse da quella violenta per annegamento, che appariva in modo assolutamente evidente per la presenza, sui due cadaveri, di un tipico fungo schiumoso da annegamento".
All’inizio del 1998 l’amico di Luca viene definitivamente dichiarato persona estranea ai fatti e quindi le indagini ripartono praticamente da zero. Il giudice Roberto Olivieri del Castillo non esclude che Luca e Marirosa siano stati uccisi. A seguito di un’interrogazione parlamentare all’allora ministro di grazia e giustizia Piero Fassino da parte dell’onorevole Vincenzo Sica nel luglio del 2000, il ministro così risponde:
“Con riferimento all'interrogazione in esame può riferirsi quanto segue sulla base delle notizie acquisite dalle competenti articolazioni ministeriali, nonché dagli uffici giudiziari interessati alla vicenda evocata nell'atto di sindacato ispettivo.
È opportuno premettere che i corpi senza vita di Luca Orioli e Mariarosa Andreotta furono rinvenuti nel bagno dell'abitazione di quest'ultima il 23.3.1988 e la causa della loro morte, ad oggi, non è stata ancora acclarata dall'Autorità Giudiziaria competente. La complessa vicenda ha risentito in modo determinante dell'insufficienza degli accertamenti espletati nel corso dell'esame esterno dei cadaveri, che fu compiuto da un sanitario, la dott.ssa Salinardi, officiata dall'allora vice pretore onorario di Pisticci dottor Ferdinanzo Izzo, che attribuì la causa della morte a folgorazione. Solo nel 1996, allorchè la dottoressa Salinardi rese dichiarazioni ai Carabinieri di Policoro, ammettendo di essersi limitata a scoprire il volto dei due giovani, è stato incardinato procedimento penale nei confronti del sanitario e del dottor Izzo, che attualmente non fa più parte dell'Ordine Giudiziario. Essendo state, peraltro, prospettate perplessità circa l'individuazione della causa di morte, il G.I. del Tribunale di Matera aveva incaricato, in data 21 luglio 1989, il perito Sante Velecce di espletare accertamenti elettrotecnici che venivano depositati il 17 novembre 1989 ed individuavano la causa del decesso in un incidente di elettrocuzione in bassa tensione. In data 7 ottobre 1994 l'ing. Velecce veniva denunziato per il reato di cui all'articolo 373 del codice penale, in relazione alla ritenuta infedele esecuzione dell'incarico, ma il relativo procedimento veniva archiviato per intervenuta prescrizione.
Con particolare riferimento alla censure mosse all'opera dei magistrati che si sono occupati del procedimento penale relativo alla morte dei due giovani, va rilevato che l'Autorità Giudiziaria di Salerno non ha ravvisato alcuna manchevolezza nell'operato dei magistrati del Tribunale di Matera, successivamente incaricati di svolgere le funzioni di G.I.P. nel procedimento sopra indicato. Alle stesse conclusioni sono pervenute le articolazioni ministeriali interessate alla vicenda. E, invero, le doglianze mosse dalle persone offese attengono integralmente al merito di provvedimenti giurisdizionali incensurabili in sede amministrativa non ravvisandosi nella specie le ipotesi estreme dell'abnormità, della manifesta illegittimità ovvero dell'uso strumentale delle funzioni, in presenza delle quali soltanto ne è consentita la valutazione sotto il profilo disciplinare. Quanto alla posizione del dott. Vincenzo Autera, sostituto procuratore della Repubblica incaricato del procedimento relativo alla morte dei due giovani, le doglianze che lo riguardano, in particolare, sono quelle di non aver disposto l'autopsia dei due cadaveri e di non aver proceduto immediatamente alla contestazione del reato all'ingegner Velecce, con conseguente determinarsi della prescrizione.
Su tale quesito specifico, peraltro già valutato in sede penale nell'ambito di un procedimento instaurato presso l'Autorità Giudiziaria di Salerno e definito, su conforme richiesta del P.M., con decreto di archiviazione dell'1 aprile 1998, si osserva che, risalendo la denuncia dell'ing. Velecce ad opera della P.G. al 7 ottobre 1994 (laddove il termine prescrizionale maturava il successivo 27 novembre) non può certo ravvisarsi un carattere di negligenza nel ritardo con il quale il dott. Autera ebbe ad adottare le proprie determinazioni, considerata comunque l'eccessiva brevità del termine a disposizione per evitare l'estinzione dell'ipotizzato reato. Quanto poi al fatto di non aver disposto l'autopsia, si osserva che l'errore iniziale ascrivibile al sanitario ed al vice pretore onorario ha definitivamente compromesso l'evolversi delle attività d'indagine poste in essere in seguito per accertare le reali cause della morte dei due giovani. E proprio per tale ragione l'operato dei magistrati che si sono occupati a vario titolo della vicenda, si sottrae ad ogni tipo di censura, attesa l'impossibilità di porre rimedio alle insufficienze e all'incompletezza con cui è stata condotta da altri soggetti la prima delicata fase degli accertamenti.
Con specifico riguardo al procedimento relativo alla morte dei due giovani si rileva altresì che la Procura di Matera, nella richiesta di archiviazione di esso, ed il G.I.P., nel decreto del 20 aprile 1998 che ha accolto tale richiesta, hanno evidenziato che le risultanze processuali acquisite non sono idonee a sostenere fondatamente un'accusa in giudizio sia nei confronti della persona che è stata sottoposta ad indagini, sia nei confronti di altri soggetti; più in generale, in tali atti, viene rilevata l'assenza di una sicura riconducibilità della morte dei ragazzi a causa delittuosa, a fronte della mancanza di elementi in tal senso, seppure indiziari, caratterizzati dalla gravità, univocità e concordanza. Avverso il menzionato provvedimento di archiviazione pronunciato in data 20 aprile 1998, le persone offese Giuseppe Orioli e Olimpia Fuina hanno proposto ricorso in cassazione, peraltro dichiarato inammissibile, con ordinanza del 27 gennaio 1999. Allo stato la vicenda processuale relativa alla morte di Luca Orioli e Mariarosa Andreotta deve ritenersi conclusa.
Si segnala che la Procura della Repubblica ha a suo tempo formulato richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Ferdinando Izzo, Rosa Salinardi e Antonio Maiorana per l'ipotizzato reato di cui agli articoli 476 e 479 del codice penale, attribuito nelle rispettive qualità di vice pretore, di medico incaricato di procedere alla visita ispettiva sui cadaveri e di ufficiale di P.G., in quanto il primo e il terzo avevano attestato falsamente di aver partecipato alle operazioni ispettive, consistenti nell'esame esterno dei corpi, mentre l'Izzo e la Salinardi avevano attestato che la morte dei due giovani doveva considerarsi derivata da «arresto cardiocircolatorio provocato da folgorazione», malgrado l'assenza di segni univocamente riconducibili a tale causa e la superficialità della visita necroscopica effettuata, tale da non garantire l'attendibilità dei risultati conseguiti all'esito dell'accertamento.
Il procedimento penale in questione si è tuttavia concluso il 19 novembre 1999 con sentenza del G.U.P. di Matera che ha dichiarato non doversi procedere nei confronti degli imputati «perché il fatto non sussiste»."
Da allora il silenzio... rotto solo dalle richieste di aiuto dei genitori dei due ragazzi che non si arrendono a queste evidenze fuorvanti.
Sicuramente qualcuno nella cittadina di Policoro e nei dintorni sa... e DOVREBBE parlare, in segno di rispetto verso Luca e Marirosa, in segno di civiltà nei confronti delle loro famiglie, in segno di giustizia anche per loro stessi e per loro coscienze...
I DUBBI
Chi e perché ha depistato le indagini?
Seguiranno tutti i punti oscuri della vicenda... ognuno ne tragga le sue conclusioni.
LA FALSA PERIZIA
Secondo i carabinieri nella perizia fatta frettolosamente dal Valecce le foto scattate (di cui qui si parlerà anche più avanti) sono state “montate” in un ordine assolutamente stravolto rispetto a quello cronologico con cui furono scattate, tutto ciò «allo scopo – sostengono i carabinieri – di comprovare falsamente che i conduttori all’interno della placca dell’interruttore presentavano una copertura isolante appena sufficiente» in modo che fosse avallata la tesi della folgorazione.
IL MAGISTRATO AMICO
Il comportamento del magistrato che ha condotto le prime indagini, amico sia della famiglia Orioli che di quella Andreotta, secondo i carabinieri «non è lineare»: sarebbe stato proprio lui a chiedere al medico che aveva il compito di ispezionare i cadaveri di effettuare una «celere ispezione».
L’AUTOPSIA
L’autopsia non viene effettuata: qualcuno di Policoro avvicina la madre di Luca Orioli e le prospetta di avere «il potere di ottenere la possibilità di evitarla» in virtù delle sue conoscenze nell’ambito della magistratura materana.
IL PRETE
Altra figura “enigmatica” è il prete che arriva tra i primi in casa Andreotta, va dai genitori di Luca per comunicar loro l’accaduto, chiama i carabinieri, passa in parrocchia a prelevare i paramenti sacri per benedire le salme e, affermano alcuni, avrebbe consigliato a qualche amico di Luca e Marirosa di far sparire tutte le lettere che si erano scambiati. Cosa c’era in quella corrispondenza tenuta tra alcuni ragazzi e ragazze e Luca e Marirosa?
LA TELEFONATA
In una telefonata intercettata dai carabinieri una zia e il nipote di questa discutono dell’accaduto. La donna dice: «Non troveranno mai niente, perché, secondo me, e te lo dico come una mamma». Il nipote la interrompe: «A parte il fatto che io non credo che sia un omicidio». Lei riprende: «No, no. Senti, io credo che c’era qualcuno in casa. E che purtroppo è successo. E Luca, innocente, ha dovuto subire. Un qualcuno di mafioso. Scusa. Ma Claudio Lovecchio l’hai mai sentito?». Claudio Lovecchio è stato ucciso: uno dei tanti casi di lupara bianca. Ma che ha a che fare costui con i fidanzatini di Policoro?
LE FOTO
I carabinieri giunti in casa Andreotta a mezzanotte e quaranta minuti commissionano a un fotografo il servizio, archiviando solo 15 foto che vengono inserite nel Fascicolo dei rilievi tecnici eseguiti il 24 marzo 1988. Chiuse in una busta bianca però nel 1995 (a sette anni dai fatti) il consulente Strada, nominato dal pm, rinviene altre 11 foto delle quali si ignora l’origine. Di tutte le foto non esistono negativi. Il fotografo “ufficiale”, Vito Orlando viene convocato dai carabinieri nel maggio 1997 e «esclude categoricamente di essere l’autore del servizio fotografico formato da 15 foto e afferma, altresì, che tutte le foto da lui scattate sono state eseguite posizionandosi su una sedia posta all'ingresso del bagno».
All’interno del parere “pro veritate” redatto dal criminologo Francesco Bruno nel 1998 (del quale si è già parlato prima) si legge una perizia del fotogiornalista della “Imago Press”, Giorgio Amendola, nella quale si afferma: «Le immagini provengono da due differenti attrezzature fotografiche utilizzate dallo stesso fotografo o da due differenti fotografi». La cosa è ben evidente anche a occhio nudo: le foto sono state scattate da posizioni diverse. Alcune di esse furono fatte verso le 3.30, e la certezza di ciò sta nell’ingrandimento dell’orologio di Marirosa.
Inoltre il corpo di Luca mostrato dalle foto è in posizione diversa da quanto testimoniato dalla signora Andreotta che è stata la prima a vedere i cadaveri, dal padre di Luca e dal carabiniere Cifarelli: nelle foto si vede qualcosa, un asciugamano o un pezzo di stoffa sotto il corpo di Luca, cosa assolutamente non riferita nelle deposizioni sia dalla signora Andreotta che dal signor Orioli. Nelle foto Luca ha le braccia ad angolo retto e i pugni sul torace, mentre la signora Andreotta, il signor Orioli e il carabiniere Cifarelli riferiscono di averlo visto supino con le braccia perpendicolari al corpo e i palmi delle mani aperti.
Solo qualche mese fa nel corso del programma “Chi l’ha visto?” è spuntata un’altra verità che apre tutta una serie di interrogativi. Viene intervistato il fotografo Salvatore Egidio Cerabona, il quale afferma che prima della mezzanotte (ora del rientro a casa della signora Andreotta, la prima a scoprire i cadaveri) fu chiamato dal maresciallo di Montalbano Jonico, Giovanni Pagano, per scattare delle foto. Prima di recarsi nel luogo dove avrebbe dovuto essere realizzato il servizio, i due si erano fermati in caserma a prelevare le chiavi di casa Andreotta...
Quindi sarebbe svelato il mistero della differenza evidente tra le foto: come aveva ipotizzato anni prima Giorgio Amendola nella sua perizia, si tratta di 2 servizi diversi, effettuati con 2 attrezzature diverse, da 2 fotografi diversi e in orari diversi. Ma non è così: Cerabona ha dichiarato che nessuna delle foto presenti nel fascicolo è stata realizzata da lui...
Proprio questa testimonianza ha indotto la procura di Matera a riaprire le indagini, poiché è apparso evidente che qualcuno ha cercato di deviare il percorso della giustizia verso la scoperta della verità. Chi? Sicuramente qualcuno che si trova molto in alto e che avrebbe di
certo perso molto se quella verità fosse venuta a galla.Si deve al magistrato Luigi De Magistris se questo, come altri casi “insabbiati” dalle toghe lucane, è stato riportato alla luce. Ecco perché De Magistris è stato ed è ostacolato tramite minacce e provvedimenti disciplinari: perché fa paura a molti. Fa paura alla coppia Cannizzaro - Genovese, sulla quale è incentrato il filone sanità dell’inchiesta. Fa paura all’ex presidente del tribunale di Matera, Iside Granese per i finanziamenti della Banca Popolare del Materano, Gruppo Popolare dell'Emilia, da lei ricevuti (filone banche). Fa paura a Vincenzo Vitale, presidente di Marinagri, un complesso di alberghi e ville dal valore di 200 milioni di euro, costruito su terreno demaniale della città di Policoro (filone speculazione edilizia).
Bizzarro il fatto accaduto qualche mese dopo quel 23 marzo del 1988.
Un ragazzo di Salerno, amico di Francesca Andreotta, sorella di Marirosa, si sarebbe rifugiato presso la caserma dei carabinieri di Policoro chiedendo protezione, poiché qualcuno lo aveva minacciato di morte dicendogli: “Ti faccio fare la stessa fine di Luca Orioli”: strana minaccia, dato che all’epoca dei fatti il caso era stato archiviato come disgrazia!
Ma chi avrebbe minacciato quel ragazzo? E perchè? Sarebbe interessante scoprirlo, dato che era così vicino alla sorella di Marirosa che all’epoca era fidanzata (e oggi sposata) con Marco Vitale, amico dei fidanzatini di Policoro e figlio di Vincenzo Vitale...
Ma allora è possibile che Marirosa e Luca siano stati uccisi proprio perché la ragazza stava per confessare o avrebbe già confessato al suo amato quella “piccola parte di me che voglio cancellare per sempre”? E’ possibile che “quella parte di Marirosa” fosse da collegare ai “festini” a base di sesso e droga ai quali prendevano parte personaggi potenti locali, quali il senatore di AN e sindaco del Comune di Matera, Nicola Buccico, l’avvocato Giuseppe Labriola, segretario provinciale di AN e l’innominato giudice "dai capelli bianchi e dagli occhi di ghiaccio"?
Bizzarro il fatto che lo stesso Buccico prima sia stato il difensore della famiglia Orioli e poi si sia dimesso e abbia assunto la difesa del pm Vincenzo Autera, colui che aveva chiesto l’archiviazione del caso della morte per omicidio di Luca e Marirosa.
Quanti fatti bizzarri in una vicenda così triste e così vergognosa...
Chi sa... parli!
Fonti:
Il Quotidiano della Basilicata, sabato 10 febbraio 2007
http://liberabasilicata.wordpress.com/luca-e-marirosa-il-giallo-dei-fidanzatini-di-policoro/
http://diario_estemporaneo.ilcannocchiale.it/post/1472383.html
http://1922lasegretissima.blogspot.com/2007/10/luigi-de-magistris-un-magistrato.html
http://www.montescaglioso.net/node/2385



13 commenti:
È un po’ che questo post è lasciato a se stesso. Provo a indovinare i soggetti delle foto.
Il ragazzo – non mi ricordo il nome – è quello trovato morto con la sua fidanzatina nel bagno della casa di lei? Morte interpretata falsamente come folgorazione?
La ragazza è Simonetta Cesaroni?
Non capisco la reiterazione del mio post. Tu sì?
Sì, ci sto lavorando. Ma purtroppo la mia attività da cui ricavo da vivere mi lascia ben poco tempo in questo periodo.
Le foto: il ragazzo è Luca Orioli trovato ucciso nel bagno della casa della sua fidanzata insieme a lei, Marirosa Andreotta, rappresentata nella seconda foto.
P.S.
Ho eliminato il tuo post reiterato... non so perché sia accaduto!
Qui sto aspettando ulteriori evoluzioni. Procedo...
Hai ragione...
Tra qualche giorno conto di farlo!
:)
Una ricostruzione davvero minuziosa. Segnalerò questo post sul mio blog il 23 marzo.
Ti ringrazio, diario_est, ma è tutto frutto di una ricerca effettuata su internet, incrociando i pochi ma certamente ben scritti e molto circostanziati articoli e post presenti sul web. Ho attinto anche al tuo bellissimo blog e ti sono davvero grato della segnalazione che farai sul tuo spazio che vedo molto seguito e commentato.
Io credo che nel nostro piccolo possiamo e dobbiamo far qualcosa per sollevare la nostra regione dal baratro in cui è stata gettata da quella gentaglia senza scrupoli. Bisogna che i lucani si sveglino e lo facciano quanto prima.
"Distruggiamoli insieme!"
Ho mantenuto la mia parola ed oggi, in memoria di Luca e Marirosa, ho linkato il tuo post.
Buona Pasqua!
Grazie!
Sei stata di parola! :)
Un grande augurio di Buona Pasqua a te e a chi legge.
Approfitto per rivolgere i miei auguri non solo per Pasqua ma per la Verità alla mamma di Luca e ai genitori di Marirosa.
Siamo tutti con voi...
Non scrivi più?
Un saluto.
Ciao diario_est! Purtroppo è un periodo un po' incasinato! In effetti di cose da scrivere ce ne sarebbero tante, ma preferisco un sano silenzio... Continuo a visitarti. A presto!
attenzione la soluzione al problema potrebbe essere più semlice di quanto non sembri, alcuni anni fa mi sono imbattuto in un caso simile, fortunatamente questa volta senza vittime. erano circa gli anni ottanta io ed il mio capo elettricista fummo chiamati da una signora che abitava in un palazzo: praticamente ci disse che i suoi bambini si rifiutavano di fare il bagno nella vasca, sembrò una cosa strana se non che; aspettando qualche secondfo con l'acqua aperta e lo scarico aperto,notammo ad un certo punto che tra la cannella e la vasca il tester segnava una scarica elettrica di circa cinquanta volt's, scoprimmo più tardi che un elettricista aveva inserito lo scarico a terra dell'appartamento al neutro (zero) del contatore enel penso che l'elettricista sappia più cose di quanto non faccia credere. Per sapere se la mia diagnosi è giusta controllare se l'impianto idraulico è dotato di scarico (eco/potentiale)già obbligatorio in quegli anni e che l'appartamento sia sprovvisto di salvavita; in questo caso la mia teoria può essere fondata. Fina Giuseppe
Signor Fina, temo che non abbia centrato il punto...
La invito a leggere più attentamente il post. La causa della morte dei due ragazzi non è certo da imputarsi allo scarico a terra...
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